47) Ricoeur. Per una critica restauratrice.
Paul Ricoeur (n. 1913) ha dedicato la sua attenzione soprattutto
al linguaggio della poesia, al mito e alla religione per
evidenziare i simboli che possono aiutare a recuperare il senso
ontologico e trascendente  dell'esistenza umana.
In questa lettura egli afferma che l'ermeneutica  azione critica,
ma con lo scopo di essere non distruttiva, bens restauratrice.
Essa interpreta e decodifica per poter nuovamente intendere, per
un recupero del sacro.
P. Ricoeur, Finitude et culpabilit, secondo, La symbolique du
mal, Paris, 1960, traduzione italiana Finitudine e colpa, di M.
Girardet, Il Mulino, Bologna, 1970, pagine 626-628.
Ma il punto pi importante  ancora un altro, e cio che non
esiste mai un linguaggio simbolico senza ermeneutica; l dove un
uomo sogna e delira, un altro uomo si fa avanti per interpretare;
quello che era gi discorso, anche se incoerente, rientra nel
discorso coerente per mezzo dell'ermeneutica; in questo senso
l'ermeneutica dei moderni prolunga le interpretazioni spontanee
dei simboli, che non sono mai venute meno. Quello che invece 
caratteristico nella ermeneutica moderna  che essa rimane sulla
linea del pensiero critico. La sua funzione critica non la
distoglie dalla sua funzione di appropriazione: direi anzi che la
rende pi autentica e pi perfetta. La dissoluzione del mito-
spiegazione  il cammino che deve essere necessariamente percorso
per giungere alla restaurazione del mito-simbolo: il tempo della
restaurazione  il tempo della critica. Noi che da ogni punto di
vista siamo i figli della critica, cerchiamo di superare la
critica per mezzo della critica, cio con una critica non pi
riduttrice, ma restauratrice. Era questa la visione che animava
Schelling, Schleiermacher, Dilthey, e oggi, in senso diverso,
Leenhardt, van der Leeuw, Eliade, Jung, Bultmann; abbiamo oggi una
coscienza pi acuta dell'immenso impegno rappresentato da
quest'ermeneutica; da un lato essa costituisce la punta avanzata
della critica, presa di coscienza del mito in quanto tale; e
questa presa di coscienza accelera a sua volta il movimento di
demitologizzazione che  il corrispettivo di un'individuazione
sempre pi rigorosa di ci che  storia secondo il metodo storico;
demitologizzazione che  conquista irreversibile della veracit,
dell'onest intellettuale, dell'oggettivit. D'altra parte,
l'ermeneutica moderna si propone di rivitalizzare la filosofia a
contatto con i simboli fondamentali della coscienza.
Significa questo che potremo tornare alla prima ingenuit? Questo
no; qualcosa  stato comunque perduto, irrimediabilmente:
l'immediatezza della credenza. Ma se non possiamo pi vivere i
grandi simboli del sacro, secondo la credenza originaria, noi
moderni possiamo almeno tendere, nella critica e per suo mezzo, a
una seconda ingenuit. E' insomma interpretando che possiamo di
nuovo intendere;  quindi nell'ermeneutica che si scioglie il dono
del significato attraverso il simbolo e si svolge l'impresa
intelligibile della decodificazione.
In che modo l'ermeneutica affronta questo problema?.
Quel che abbiamo chiamato dianzi un nodo - il nodo nel quale il
simbolo d e il critico interpreta - viene mostrato
dall'ermeneutica come un circolo. Possiamo enunciarlo rudemente:
Bisogna comprendere per credere, ma bisogna credere per
comprendere. Questo non  un circolo vizioso, e ancora meno un
circolo mortale; esso  anzi vivente e stimolante. Bisogna credere
per comprendere: l'interprete non si accoster mai infatti a ci
che dice il suo testo se non vive nell'aura del significato
interrogato [...]. L'ermeneutica non domanda un'affinit da vita a
vita, ma un'affinit del pensiero con ci a cui mira la vita,
insomma del pensiero con la cosa di cui si tratta. E' in questo
senso che bisogna credere per comprendere. E, tuttavia, solo
comprendendo possiamo credere.
La seconda immediatezza che noi cerchiamo, la seconda ingenuit
che attendiamo non  infatti pi accessibile se non
nell'ermeneutica: possiamo credere solo interpretando. E' la
modalit moderna della credenza nei simboli; espressione
dell'affanno in cui si muove la modernit ed espressione del suo
rimedio.
Questo  il circolo: l'ermeneutica procede dalla comprensione di
ci che ha il compito di comprendere interpretando. Grazie per al
circolo dell'ermeneutica posso ancora oggi comunicare col sacro,
esplicitando la precomprensione che anima l'interpretazione. Cos
l'ermeneutica, conquista della modernit,  uno dei modi
attraverso i quali la modernit si supera in quanto oblio del
sacro. Io credo che l'essere pu ancora parlarmi, non pi certo
nella forma precritica della credenza immediata, ma come la
seconda immediatezza a cui mira l'ermeneutica. Questa seconda
ingenuit vuol essere l'equivalente post-critico della ierofania
pre-critica.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 456-457.
